Cos’è il Colore Digitale

In questo articolo vedremo uno degli argomenti tabù che riguarda la post-produzione cioè la Gestione del Colore. La gestione del colore è un aspetto dell’editing che troppo spesso non viene considerato perché si tende subito a passare alla modifica della foto oppure non si riesce a capire quali siano le impostazioni più corrette da usare.

Vedremo quindi come è composto il colore ‘digitale’, come funziona e quali scelte prendere per le nostre esigenze.

Sappiamo che cio che ‘crea’ il colore è la luce, la quale può essere percepita da nostro occhio in due modalità:
– quando è emessa da un illuminante (monitor) – LUCE DIRETTA ed i colori primari che compongono questo tipo di rappresentazione sono i colori additivi.
Rosso (R) Blu (B) e il Verde (G)  -> RGB
– quando è riflessa da un oggetto (carta stampata)- LUCE DIFFUSA ed i colori primari che compongono questo tipo di rappresentazione sono i colori sottrattivi.
Ciano (C) Magenta (M) Giallo (Y) e Nero (K) -> CMYK

ruota dei colori

Dalla Ruota dei Colori possiamo vedere che questi due metodi di rappresentazione sono estremamente collegati essendo tra di loro complementari. Ogni coppia di colori sottrattivi crea un colore additivo e viceversa.

colori complementari

Possiamo quindi riassumere che i METODI COLORE sono modalità diverse di descrivere il colore ed i più usati nell’ambito digitale sono:
Metodo RGB  – Metodo CMYK (metodi influenzati dalla periferica/supporto con cui vengono visualizzati)
Metodo LAB (rappresenta il colore in modo assoluto e non è influenzato dalla periferica di visualizzazione). L’acronimo Lab sta per L(Luminosità), A(definisce il colore dal verde al magenta) B (definisce il colore dal blu al giallo).

I profili Colore

In ambito fotografico lavoreremo nel metodo RGB, anche per quanto riguarda la stampa. Come abbiamo detto questo metodo è strettamente correlato alla periferica di utilizzo la quale perciò avrà un proprio PROFILO COLORE dove viene identificata una porzione ben definita di gamma (gamut) di colori che possiede (e può rappresentare).

I principali profili colore attribuibili ai nostri file in RGB sono:

sRGB: comprende i colori riproducibili dalle periferiche più comuni (i monitor standard hanno un profilo simile all’sRGB) ma include solo il 35% dei colori visibili ad occhio umano.
Adobe RGB: include il 50% dei colori visibili ad occhio umano ed ha quindi una gamma più ampia dell’sRGB ed è stato introdotto al fine di comprendere molti dei colori ottenibili in fase di stampa con dispositivi CMYK ma basandosi sul modello RGB.
ProPhoto RGB: comprende il 100% dei colori visibili ad occhio umano, alcuni però non sono rappresentabili dal monitor che quindi non li vede nel modo giusto.

Spazio colore

Supponendo che il vostro monitor sia profilato, cioè sia stato calibrato e successivamente creato il proprio profilo colore (per approfondire questo argomento vi rimando ad un famosissimo blog sul colore di Boscarol – Calibrare e Profilare un monitor) ora possiamo vedere quale regolazioni impostare negli applicativi Adobe.

Dobbiamo innanzitutto precisare che in base all’utilizzo finale del nostro file dobbiamo attribuire l’opportuno profilo infatti se la foto verrà utilizzata esclusivamente sul web il profilo da impostare è sRGB, idem se stampiamo in laboratori esterni dove non disponiamo di alcuna possibilità di controllo sulla stampa.
Se invece la nostra foto verrà usata in tipografia il profilo da incorporare sarà l’Adobe RGB, infine se la stampa verrà effettuata in proprio si potrà ugualmente usare l’Adobe RGB o addirittura il ProPhoto RGB (per uso esperto).

Impostazioni in Photoshop

Ora che sappiamo quali profili usare vediamo come impostarli su Photoshop andando nel menu principale.
MODIFICA > IMPOSTAZIONE COLORE e scegliere

impostazione colore photoshop

Nel mio caso ho optato per l’utilizzo delle impostazioni predefinite PRESTAMPA EUROPA 3. Cosi da lavorare sempre con un ottima gamma di colori ed in fase di salvataggio convertire nel profilo che ritegno più idoneo.

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